Oct
23
2008

Un po di storia

Quando giorni fa’ ho iniziato a scrivere  la “storia del kiteboarding” per inserirla nel nuovo Portale la mia mente ha iniziato a viaggiare nel tempo verso quei giorni pionieristici in cui un nuovo meraviglioso modo di vivere il mare stava nascendo. Ho avuto in quel periodo la fortuna di vivere le vere origini dello sport trovandomi all’isola di Maui/Hawaii. Ancora oggi si avanzano dubbi e perplessita’ su chi e’ stato il primo vero kiter ma a questa domanda non si puo’ rispondere facilmente.

Chiunque sia stato non si puo’ prescindere dal considerare i fratelli Bruno e Dominique Leigagnoux coloro che diedero il vero deciso impulso alla nascita dello sport. Ma vediamo chi erano e come arrivarono all’invenzione del primo LEI (leading edge inflatable) kite. I due fratelli divennero presto appassionati di vela (Optimist, Vaurien, Laser etc.) tanto da vincere a circa dieci anni di eta’ il titolo francese junior nel 1979.
Poi decidono di veleggiare solo per passione e, nelle acque bretoni, iniziano a praticare il windsurf. Ma il loro grande sogno e’ quello di navigare nei mari del mondo con un imbarcazione a vela.
E cosi’, dopo anni di avventure eccoli con la loro barca nel 1983 in Senegal dove iniziano a pensare alla realizzazione di vele dal profilo piatto. Ma non perdono di vista il windsurf ed anzi iniziano a trarre ispirazione da una particolare vela inventata da un altro bretone (Roland Le Bail) che in effetti e’ un incrocio tra una vela windsurf ed un aquilone (Birdsail). A Dakar osservano un praticante che ne faceva uso e pervengono ad una importante conclusione, tale concetto e’ limitato dalle dimensioni della vela. E cosi’ iniziano a progettare qualcosa di realmente innovativo, un aquilone per uso nautico.
Nei primi test ne impiegano dai 7 ai 12, con stecche rigide, tutti uniti dalle stesse linee ma poi passano alla realizzazione di un’ala unica. Nel 1984 ecco la nascita della primo LEI, poi successivamente brevettato, sempre nel corso dell’anno.
Ed e’ buffo, i due fratelli impiegano l’ala maggiormente con piccoli sci nautici, trovando difficoltoso usare una comune tavola per contrastarne il tiro. Dopo centinaia di prototipi incluse tavole e sci nautici di tutti i generi e’ nell’anno 1989 che la loro ala raggiunge requisiti di efficienza, stabilita’ e capacita’ di rilancio tali da poter realmente costituire il prodotto capace di rendere il kiteboarding praticabile dagli appassionati. Nel frattempo (Febbraio 1987) negli USA un altro pioniere Corey Roeseler studia con il padre (un ingegnere aeronautico della Boeing) un sistema di trazione marina basato sull’impiego di un grosso aquilone a stecche rigida di tipo Delta.
E’ buffo che anche lui impieghera’ per i primi tentativi sci nautici. Ora l’azione si trasferisce a Maui Hawaii dove i pionieri dello sport iniziano ad impiegare non solo i primi Wipika a bladders (brevetto Leigagnoux brothers..) ma anche ali a cassoni non rilanciabili dall’acqua quale il Flexifoil Blade. La “kite crew” e’ composta da windsurfisti e non quali: Manu Bertin, Flash Austin, Eliot Leboe (ex windsurfing tester di una nota rivista americana), Lou Wainman, Rush Rande, Robby Naish, Pete Cabrinha, Fadi Issa, Dylan Gramfyre, Francesco Moretti, Mauricio Abreau e tanti altri. All’inizio pero’ pare che la pratica del kiteboarding comporti una profonda limitazione: non e’ possibile risalire il vento. E cosi’ nasce il gruppo dei cosiddetti downriders. Giungono sopravento alla spiaggia di Hookipa e di li’ iniziano a navigare verso Kanaha beach park stupenda spiaggia sita a qualche chilometro downwind. Via via questa limitazione inizia ad apparire fittizia, nascono cosi’ tavole dal bordo molto tirato ed ali di misura piu’ grande. Combinando lo shape della tavola e la misura del kite ecco che risalire il vento diventa possibile. Si puo’ cosi’ affermare che il kiteboarding assurge a sport marino “autonomo” verso la fine del 1997/98. E cosi’ sul mercato alla prima brand storica, la Wipika, si affianca la Naish kiteboarding e via via altre brand, alcune ancora in attivita’ altre non piu’ (ad es. “Da Vinci kites”). Siamo all’inizio del nuovo millennio, sul mercato si trovano ali LEI (leading edge inflatable) a due linee ma iniziano ad essere introdotte ali depotenziabili a quattro linee. Alcuni kiters (ad esempio il californiano Peter Trow) continuano ad usare ali a cassoni poiche’ le prestazioni sembrano superiori cio’ nondimeno non possono essere rilanciate se cadono in acqua. Tra le tavole i direzionali all’inizio la fanno da padrone, in alcuni casi si tratta di surfboard adattate con modifiche ai bordi e l’aggiunta di straps.  Flash Austin inizia ad impiegare i primi direzionali della RRD ma poi passera’ ai Mutant di casa Naish (direzionali che entro certi limiti possono navigare quali twin tip). E proprio Flash sara’ il primo autentico campione di questo sport. Un altro gruppo di kiters capeggiato dal grande Lou Wainman inizia invece ad impiegare twin tip da wake board (ad es. Liquid Force) ed a sviluppare la “blue print” del kiteboarding moderno. Anche i francesi non stanno a guardare, una brand, la F One di Raphael Salles inizia a lanciare sul mercato prodotti realmente innovativi. Tra i twin tip si inizia a vedere di tutto, tavole corte, lunghe, con tre o sei pinne sul bordo sopravento, sciancrate, asimmetriche etc. I direzionali continuano ad esistere con a fianco i mutant e diventano le classiche tavole da vento leggero. Successivamente due altri colossi della vela mondiale, la Neil Pryde e la North Sails, entrano nel mercato, la prima con il marchio Cabrinha. E cosi’ la scelta di prodotti inizia ad essere davvero consistente e diversificata. Il resto e’ storia recente. Una successiva grande innovazione e’ rappresentata dall’avvento dei bow kites che con il loro fantastico range aumentano sostanzialmente la capacita’ di controllo in condizioni di vento forte e rafficato. Nel mondo dell’agonismo dall’old style (salti esagerati, rotazioni e board off) si passa al new style o power style; in tale contesto ed a maggiori altezze si replica cio’ che il grande Lou Wainman praticamente faceva agli inizi. Raley, handle pass etc.. Ma uno degli elementi davvero innovativi e…distruttivi per le ossa dei praticanti esperti sono i kite loop, soprattutto unhooked. L’errore in tali circostanze e’ davvero da evitare altrimenti l’infortunio e’ dietro l’angolo! Infine in questi ultimi anni il wave riding assurge a disciplina autonoma tanto che molti ex campioni di freestyle (Martin Vari ad es.) si gettano entusiasti in questo mondo.
Ora cosa portera’ il futuro? Nessuno puo’ dirlo con certezza. A livello progettuale molto e’ stato fatto e forse uno spazio di miglioramento puo’ essere ricavato dall’impiego di materiali innovativi. Vedremo. Questa piccola storia del kiteboarding che non ha certo la pretesa di apparire esaustiva testimonia che lo sport e’ piu’ vivo che mai ed e’ pronto a regalarci sempre maggiori soddisfazioni.

Latina li 01.08.2008

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Testo di Antonio Gaudini e Carlo Stefanini

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